Oblio Mediterraneo – mostra fotografica di Nevio Doz

25 giugno/31 ottobre 2017

Una reportage sulle tonnare del Mediterraneo, da Favignana a Carloforte a Camogli

Inaugurerà alle ore 19 di domenica 25 giugno 2017 la mostra Oblio Mediterraneo del fotografo istriano Nevio Doz. L’esposizione, allestita negli spazi esterni del Museo della Tonnara di Stintino, si compone di oltre quaranta immagini, scatti realizzati nei primi anni 2000 e già esposti presso lo spazio Ex Fornace di Milano in occasione di Milano Expo 2015. Da Camogli a Carloforte, da Bonagia a Favignana, Doz ha fotografato la vita in tonnara, soffermandosi sui momenti più intensi, come la mattanza, e sugli istanti di calma, quelli che vedono i tonnarotti riposarsi dalle fatiche della pesca. Un reportage che, non dimenticando il mare, si focalizza però sulla gestualità dei tonnarotti, indugia sui volti e sui particolari dei corpi, restituendo lo spaccato di un mondo che sta lentamente scomparendo. Arricchisce la mostra una piccola selezione di foto artistiche, scatti realizzati tra le tonnare del Mediterraneo e le miniere della Sardegna, da Ingurtosu all’Argentiera.

Scriveva Giannella Demuro nella prefazione al catalogo della mostra Gente di Tonnara del 2003

«Accanto all’attività professionale, ormai da diverso tempo Doz porta avanti anche un’intensa ricerca personale che, coerentemente con la sua formazione, ha trovato proprio nel medium fotografico e nella specificità del reportage, la cifra fondante del suo linguaggio espressivo. Nell’ambito di questa ricerca è nato il progetto di un “viaggio” – puntualmente fissato dall’obiettivo della sua macchina fotografica – che si svolge lungo il percorso delle tonnare storiche d’Italia: Camogli (Liguria), Carloforte (Sardegna), Bonagia e Favignana (Sicilia). […] Doz ha preferito confinare l’atto specifico del pescare in una posizione più marginale, focalizzando l’attenzione sull’elemento umano, fotografando, cioè, la la gene di tonnara, impostando il lavoro sulla fisicità dei gesti, sulla fatica e sull’impegno dell’uomo. […] Anche per poter entrare fino in fondo nella realtà delle genti di tonnara e nel loro duro lavoro, per poter ritrarre i protagonisti di questa epopea e vincere il muro di diffidenza del mondo impenetrabile di pescatori, caratterizzato da ritualità consolidate, Doz ha dovuto muoversi con discrezione, vivendo con loro giorno dopo giorno, facendo la loro stessa vita, condividendo perciò i momenti più duri della loro attività, sottostando alla pioggia, alla salsedine, al vento».