A forza di essere vento

7 settembre / 30 settembre

“A forza di essere vento” è una mostra personale di Antonio Chessa. Ispirandosi alla canzone Khorakhané di Fabrizio de André, Antonio Chessa riflette sul destino dell’uomo e dell’artista e sulla “ragione stessa del viaggio, viaggiare”, come recita la canzone. Sono raffigurazioni arcaiche quelle tratteggiate nelle opere in mostra, realizzate con tecnica mista. Oggetti reali imprigionati in forme fluttuanti, che sembrano inabissarsi nelle profondità del mare o galleggiare in spazi onirici.

«In Khorakhané di Fabrizio de André descrive un popolo, quello rom, che vive in continuo movimento, senza vincoli politici, sociali, morali e religiosi. Quindi in totale libertà. Ecco il significato della mostra “A forza di essere vento” e del percorso intrapreso da Antonio Chessa, della sua costante ricerca artistica, ricca di stimoli che si fissano in una pittura dominata da immagini variopinte su uno sfondo in cui prevalgono il blu e il nero e dove un particolare, o un dettaglio, diventano loro stessi opera d’arte. Ha sempre dipinto Antonio, ha iniziato da giovanissimo sfogliando i libri di medicina del padre dove erano ben descritti e rappresentati l’anatomia e la muscolatura umana. Lo studio del corpo, nell’accezione artistica, e l’esercizio costante nel disegno, gli hanno permesso di sviluppare una consapevolezza delle forme, anche quelle interne, che si bilanciano perfettamente nei suoi dipinti. Le sue composizioni evocano un linguaggio onirico che si fonde con elementi reali, e si collocano tra due estreme fonti di ispirazione: da un lato la scomposizione dei concetti di spazio e di tempo, concetti che regolano il reale, dall’altro l’incanto di figure che richiamano strutture biologiche, catene genetiche, che fluttuano in una dimensione che non ha confini; lo scenario prediletto dall’artista può essere il mare, elemento che ben conosce, ma può essere anche una composizione stellare, cosmica. I suoi dipinti liberano immagini che vanno oltre il visibile ed è per questo che bisogna guardarli non solo con gli occhi ma  con la mente, con la sensibilità, con la passione e con l’esperienza che ognuno di noi ha maturato. Antonio Chessa, pur richiamandosi agli insegnamenti dei suoi maestri, Antonio Atza, Liliana Cano, Nicola Marotta, Gavino Sanna, rimanendo fedele ai puri concetti dell’arte classica, crea e sperimenta in assoluta libertà nuovi modi di esprimere l’arte e trova, nella pittura e nella scultura, un linguaggio intimo ed esclusivo». [Silvia De Franceschi]

L’esposizione è visitabile fino al 30 settembre negli orari di apertura del museo, dal martedì alla domenica dalle 11 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.